Non si può certamente rimanere indifferenti di fronte all'iniziativa di Beppe Grillo che ha coinvolto centinaia di migliaia di persone che hanno partecipato con firme, presenza attiva al V-Day e commenti su una miriade di blog nel network (primo fra tutti, proprio quello del comico genovese). L'evento ha coinvolto la stampa nazionale e, addirittura, quella internazionale (vds. articolo del TIME).

 

Non si può certo rimanere sorpresi da una tale reazione se, ogni giorno, siamo costretti ad assistere a battaglie politiche finalizzate non alla conquista del bene del Paese ma alla "salvaguardia" di interessi personali o di partito con la proliferazione di leggi e leggine "ad hoc" che rendono più facile la vita a chi ci dovrebbe rappresentare e più difficile al cittadino comune che si ritrova, puntualmente, vittima di qualche "necessaria" decisione poco popolare.

Oggi, evidentemente, la politica è fine a sé stessa e, di conseguenza, qualcuno predica l'astensionismo come voce di protesta, come reazione indispensabile per non far parte del gregge elettorale. Visitando i vari siti che popolano il web sull'argomento, è deprimente assistere a sempre più numerosi inviti a non presentarsi alle urne alle prossime elezioni. Commenti, blog, interi siti con popolarità e autorevolezza (PageRank) da fare invidia alla più benefica iniziativa umanitaria sul web, invitano all'astensionismo politico definendolo come "astensionismo strategico". Ma chi raccoglie queste voci di protesta? A cosa servono? Il "non voto" chi avvantaggia? Certamente, non chi lo esercita.

La nostra iniziativa prevede che ogni elettore che vorrà astenersi dall'andare a votare o che sarà fortemente tentato di esprimere il proprio stato d'animo con espressioni colorite sulla scheda elettorale ovvero imbucandola in bianco, potrà recarsi a manifestare, validamente, nella discrezione della cabina elettorale, il proprio legittimo desiderio di non votare. Questi cittadini potranno scegliere, fin d'ora, di unirsi a noi con l'apporto di ulteriori iniziative che divulghino l'immagine ed il progetto di "IO NON VOTO".

 

 

 

L'Associazione "IO NON VOTO" nasce dal basso, alla vigilia delle elezioni politiche del 2006 (vds. rassegna stampa),  con un grande punto debole di cui, comunque, va orgogliosa ancora oggi : non ha sponsor e non ci sono personaggi noti, famosi o importanti che possano attirare l’attenzione dei principali mass media così come è avvenuto a seguito del V-Day di Beppe Grillo.

 

L’Associazione nasce per iniziativa di gente comune che rappresenta la c.d. “società civile” ( sono presenti commercialisti, studenti e impiegati di Firenze, dirigenti pubblici, professionisti e pensionati di Palermo, medici di Reggio Calabria, Lecce e Pordenone, docenti, militari, studenti e avvocati di Roma, Udine, Torino e Belluno, impiegati e operai di Reggio Emilia, e, ancora, imprenditori, commercianti e, persino, disoccupati di altre svariate località d’Italia ).

Quindi, un gruppo di semplici cittadini i quali, nonostante l’handicap di essere, appunto,“normali” e voler rimanere del tutto estranei alla politica e ai partiti, hanno condiviso la stessa idea e vogliono tentare ugualmente di realizzarla raggiungendo un obiettivo comune: inaugurare un nuovo tipo di approccio al voto che consenta, oltre a ridurre l’astensionismo, di far nascere un nuovo soggetto che possa perseguire nel Parlamento le finalità statutarie aiutando, anche, sistematicamente, la ricerca sul cancro.

Consapevoli delle accennate difficoltà, i fondatori confidano sulla forza dell’idea e sul senso democratico di tutti gli operatori dell’informazione affinché l’iniziativa possa avere il giusto risalto mediatico.

 

Il prof. Renato Mannheimer, direttore ISPO, nel corso di una intervista rilasciata a Telelombardia riguardante i simboli elettorali accettati dal Viminale e, quindi, legittimati a partecipare alle elezioni politiche del 2006, ha espresso alcuni apprezzamenti riportati anche in un breve filmato.

 

 Il prof. Mannheimer ha testualmente dichiarato :" .....................e poi....è fantastico il partito del non voto. Questa è un'idea.....vede....secondo me, molti degli autori di questi partiti dovrebbero fare....o fanno già del marketing...perchè l'idea di lanciare....di far votare il partito di quelli che non votano è un'idea di marketing geniale. Applicata a un prodotto è una fortuna, una genialità ". 

 

Filmato dell'intervista al prof. Mannheimer

 

Ecco la replica inviata il 3 marzo 2006 dal presidente di "IO NON VOTO", Carlo Gustavo Giuliana, al prof. Mannheimer :

"Egregio Professore, ho avuto modo di vedere una Sua intervista sui simboli elettorali accettati dal Viminale. Ho apprezzato il Suo commento sul "mio" contrassegno "IO NON VOTO" che mi lusinga non poco per la patente di "genialità" da Lei attribuitami.
Tuttavia, con il massimo rispetto per le Sue opinioni, vorrei farLe osservare che, a mio avviso, non si tratta di una operazione assimilabile al marketing bensì riconducibile ad una vera e propria prospettiva politica essendo tale logo, evidentemente, lo specchio di uno stato d'animo che condivide la crescente sfiducia dell'opinione pubblica nei confronti dell'attuale sistema politico.
A tal proposito, ritengo utile farLe sapere che i contatti e le iscrizioni che giungono attraverso il sito www. iononvoto. it si stanno moltiplicando in modo esponenziale. Peraltro, sullo stesso sito, che La invito a visitare, sono contenute tutte le informazioni necessarie per cercare di far comprendere ai visitatori che non si tratta della solita "bufala" concepita per una effimera autopromozione ma di un'iniziativa da considerare, forse, con un approccio prospettivo più razionale tenendo conto anche del fatto che, probabilmente, la prossima legislatura potrebbe interrompersi molto prima della scadenza naturale e, nel prossimo mese di maggio, si svolgeranno anche importanti consultazioni amministrative.
 

Intanto, approfitto dell'occasione per metterLa al corrente che, forse, non faremo in tempo a raccogliere le firme entro il prossimo 6 marzo. Come Lei sa, la possibilità di autenticare le firme necessarie per presentare le liste fa capo prevalentemente ai partiti attraverso le migliaia di amministratori locali presenti nel territorio. Ebbene, tutti quelli da noi interpellati, hanno opposto gentile rifiuto!  Mi dica Lei se non si tratta di discriminazione politica...con buona pace dell'art. 51 della Costituzione. Peccato ! Sarei stato molto curioso di verificare il comportamento degli elettori nel caso di presenza del contrassegno "IO NON VOTO" sulle scede elettorali. Chissà...... forse, avremmo potuto registrare quache sorprendente novità. 

Comunque, ci stiamo organizzando per il futuro.In questo momento, stiamo tentando l'impossibile per essere presenti in almeno una circoscrizione, il Veneto 2. Nelle prossime ore, mi appellerò al senso democratico dei principali leaders nazionali affinchè ci aiutino dando indicazioni ai loro amministratori di quella circoscrizione affinchè ci procurino le firme ancora mancanti (per loro basta una giornata!) per presentare la nostra lista.
Anche ogni eventuale Suo aiuto in tal senso potrebbe per noi essere decisivo. 
Cordialità  - Carlo Gustavo Giuliana ( presidente fondatore lista civica nazionale "IO NON VOTO") "


 

 

Chi sono, oggi, quelli che non votano? Sono forse milioni di persone senza voce? Sono degli incapaci? Noi non lo crediamo. Oggi, questa moltitudine di persone costituisce una maggioranza tradita e ignorata: la reale maggioranza del Paese, quella, cioè, del cosiddetto “astensionismo fisiologico”.

 

Abbiamo raccolto alcune considerazioni e definizioni in merito all’astensionismo elettorale inteso come rifiuto del voto. Lo scopo è quello di evidenziare quanto siano ormai diffuse la disaffezione e l'indifferenza nei confronti della politica a causa della sfiducia che la gente comune ripone verso i partiti. A fattor comune, abbiamo rilevato che quasi tutti concordano sul fatto che il “non voto” sia un male.

 

Per questa principale ragione abbiamo voluto puntare sull’apparente contraddizione contenuta nel logo della lista civica, appunto, “IO NON VOTO”, che, in realtà, invece,  invita i cittadini al voto per essere rappresentati in Parlamento da chi condivide lo stato d’animo di tutti coloro che rifiutano le urne per disaffezione politica o imbucano scheda bianca o nulla.

 

Tratto dal sito http://www.macropolis.org/astens/tendenzinev.htm  da un’intervista al prof. Domenico Fruncillo, ricercatore presso il Dipartimento di Sociologia e Scienza della Politica dell'Università di Salerno :

“…la partecipazione elettorale è un sintomo di fiducia nelle istituzioni, che in Italia risulta essere da sempre molto più bassa rispetto ad altri regimi democratici…I grandi partiti, attraverso i loro meccanismi di socializzazione, sollecitavano la partecipazione al voto, sia agendo sul dovere civico sia migliorando il senso di efficacia dei cittadini. E lo miglioravano in due sensi: da un lato, il cittadino che veniva coinvolto nei partiti aveva una maggiore capacità di influenzare e partecipare alle decisioni politiche. Dall'altro, perché tenendosi più prossimo ai rappresentanti politici aveva una maggiore capacità di permeare il potere politico. Negli ultimi anni invece i partiti hanno allentato la propria presa sulla società. Che, a sua volta, tende ad esprimersi sempre meno attraverso questi e più in altre forme di carattere associativo” .

 

Da un’analisi dei risultati di uno studio sull’astensionismo elettorale dell’ Istituto Cattaneo condotta da Piergiorgio Corbetta e Dario Tuorto, rispettivamente, professore ordinario l’uno e ricercatore l’altro, del Dipartimento di Scienze dell'Educazione dell'Università di Bologna :

“Il tipico elettore che non va a votare è un cittadino disinteressato alla politica, che non va a votare perché i partiti non sono riusciti a mobilitarlo, a raggiungerlo e a chiamarlo alle urne? Oppure è un cittadino informato sulla politica, che attraverso il non-voto esprime il suo giudizio negativo verso la politica e i partiti, il suo rifiuto delle proposte offerte? Nel primo caso l’astensionismo è una pura non-azione, che ha alle spalle indifferenza e disinteresse (apatia). Nel secondo caso è un comportamento politicamente attivo, che esprime un atto consapevole di rifiuto (protesta). E’ naturalmente assai probabile che nella quota di persone che ad ogni appuntamento elettorale disertano le urne si trovino sia l’uno che l’altro tipo di astensionisti” .

 

Dalla definizione di astensionismo riportata dall’enciclopedia online Encarta :

“Oggi l'astensione è in crescita in quasi tutti i paesi occidentali, soprattutto nella forma di disaffezione o sfiducia verso il sistema politico. Talvolta (ad esempio in occasione di alcuni referendum) è stata incoraggiata da esponenti politici che intendevano invalidare la consultazione elettorale stessa, facendo mancare il quorum necessario.”

 

Dal sito del Corriere della Sera in un articolo del 29 maggio 2007 :

“Il calo di affluenza registrato in quest'ultima tornata elettorale è l'effetto di una crisi della politica. Lo sostiene il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, che rileva come «l'astensionismo è aumentato in termini che sono indicativi del fenomeno che stiamo tutti discutendo: se si parla di crisi della politica, un qualche fenomeno di astensionismo devi pure aspettartelo...».”

 

Da una ricerca realizzata a cura di Linda Laura Sabbadini, direttore Istat delle indagini su condizioni e qualità della vita :

“L’astensionismo in Italia non ha mai raggiunto livelli elevati come in altri Paesi europei, ma ha conosciuto negli ultimi 30 anni una crescita continua. Basti pensare che la quota di elettori che non si è recata alle urne è aumentata costantemente a partire dalle elezioni politiche del 1976, dove rappresentava il 6,6% dell’elettorato, fino alle ultime consultazioni del 2001, dove ha rappresentato il 18,6% degli aventi diritto al voto. Se poi al dato di base - ovverosia la quota di cittadini che non si sono recati alle urne – si aggiungono i dati relativi ai cosiddetti voti inespressi – le schede bianche e le schede nulle – che a rigore vengono annoverate tra le opzioni astensioniste dal momento che non esprimono voti validi per i partiti in competizione, ecco che il fenomeno della crescita del “non voto” assume dimensioni ancora maggiori arrivando a riguardare, nelle ultime consultazioni politiche, quasi un elettore su quattro. Se, dunque, nei primi tre decenni del dopoguerra l’Italia ha registrato in ogni tipo di elezione una partecipazione al voto estesa e indifferenziata, nei tre decenni successivi questa affluenza di massa ha cominciato a vacillare, riducendosi, elezione dopo elezione, senza soluzione di continuità…
… Il differente livello di astensionismo registrato negli anni va ricondotto, innanzitutto, al diverso ruolo assunto dal sistema dei partiti nella nostra società. Tale sistema ha vissuto una situazione di forte radicamento organizzativo nella realtà sociale del primo trentennio, ma è entrato progressivamente in crisi fino a conoscere un processo di trasformazione continua, che ha attraversato tutte le formazioni politiche e che non è difficile caratterizzare oggi come processo di ricomposizione strutturale e progettuale.”

 

Alla luce di tutte queste considerazioni che non si limitano, quindi, alle sole lamentele di piazza, noi, a maggior ragione, non disertiamo le urne bensì tentiamo di provocare un' inversione di tendenza tenendo d'occhio, comunque, l’attività politica della maggioranza di turno senza assolutamente schierarci.

 

 

 

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